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Quante Storie nella Musica di Alessandra Stornelli organizza ormai dal 2014 corsi, lezioni e conferenze di ambito musicale e musicologico.

Quante Storie nella Musica

Rubrica di divulgazione musicologica

Quante Storie nella Musica è un canale YouTube di Alessandra Stornelli, mirato alla divulgazione di argomenti inerenti la storia della musica moderna e contemporanea e le sue implicazioni sociali e culturali.

All’interno della rubrica troviamo argomenti come Il Jazz a New York negli anni ’20, Il Rinascimento di Harlem, La storia di Duke Ellington e la nascita della sua orchestra, Il jungle style e molti altri focus che nascono da precise curiosità.

“Ancora oggi pochissimo di questo materiale è disponibile in italiano su YouTube, quando ero studente mi dispiaceva molto non potere approfondire certi argomenti con veicoli come questo che oggi sto mettendo su”  A.Stornelli

Le traduzioni, i testi, le esposizioni, lo storyboard e il montaggio sono a cura di Alessandra Stornelli, le citazioni sono affidate ad una voce fuori campo, quella del doppiatore Giuseppe Ippoliti.

Il canale YouTube dedicato a questo progetto potete trovarlo qui.

 

Harlem e Musica Nera | Il Rinascimento di Harlem, la sua storia | Sguardo nei locali "black and tan"

La storia di un quartiere che ha avvolto coscienze e poi le ha messe a dura prova.

Harlem è storicamente il quartiere nero di New York, anche se in realtà diventò nero solo all’inizio del 1900. Poco dopo si sviluppò un movimento artistico e culturale chiamato appunto Rinascimento di Harlem, o Harlem Renaissance, che scosse gli animi di persone che cominciavano a sentirsi popolazione, identità di gruppo, e credevano nelle loro diversità e nelle loro capacità. Parteciparono a questo movimento scrittori, musicisti, filosofi, pittori ecc… e furono davvero tanti!
Ma già dagli anni ’50 il degrado urbano e la mancanza di punti fermi aveva portato il quartiere, che pure si trova dentro Manhattan, a vivere una situazione di stallo, dove la legalità e la giustizia sembravano aver tolto le tende da un pezzo. E’ il quartiere battista della città, dove si trovano fervide congregazioni di fedeli che però al momento fanno i conti con orde di turisti che partecipano alle loro funzioni solo per ascoltare i loro splendidi cori gospel. Il Rinascimento di Harlem è stato un periodo importantissimo nella storia del jazz.
I primi anni della Harlem nera erano gli anni del jazz, del proibizionismo, dei gangster, ma erano gli anni in cui si formava la coscienza razziale. Finalmente gli afroamericani si trovavano insieme, liberi e vicini, come non lo erano mai stati. Il South Side a Chicago e Harlem a New York sono tra i più importanti esempi. Inoltre, le possibilità economiche avevano fatto nascere una vera e propria borghesia tra loro, questo comportò che la prima generazione di adulti istruiti cominciò ad affrontare la vita da intellettuale. Questo determinò quello che poi nel 1925 Alain Locke chiamò Harlem Renaissance, o Rinascimento di Harlem. Una corrente letteraria che investì musica, letteratura, poesia, arti visive, filosofia, sociologia, teatro ecc

Chi è Ennio Morricone?

Il 6 luglio 2020 ci ha lasciati Ennio Morricone, un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, 91 primavere eppure ci ha colti di sorpresa, ma non potevamo non dedicargli un piccolo contributo.

Duke Ellington New York | Le origini e i segreti dell'orchestra del Duca (Parte Prima)

I ruggenti anni 20 erano un momenti di grandi rivolgimenti, la prima guerra mondiale era finita e c’era tanta voglia di rivalsa, in più grazie agli impieghi che aveva prodotto la guerra la popolazione afroamericana aveva sviluppato una classe media, che consentiva ai loro figli di crearsi delle figure professionali anche nell’ambito artistico, come abbiamo visto nella scorsa puntata. Edward Duke Ellington, classe 1899, è stato uno dei primi nella storia del jazz a saper promuovere la figura di musicista nel senso più nobile del termine. Nato a Washington da una famiglia piccolo-borghese, la sua carriera ebbe una svolta importante quando si trasferì a New York a suonare con i Washingtonians, prima diretti da Elmer Snowden e poi invece diretti da lui. Studiò con Will Marion Cook e con Will Vodery. L’ingaggio importante venne con la firma del contratto come house band al Cotton Club nel novembre del 1927. In quel momento la band era costituita da: “Toby” Otto Hardwick, Arthur Whetsol, Bubber Miley, Joe Nanton, Harry Carney, Sonny Greer, Wellman Braud, ma stavano per entrare Barney Bigard e Johnny Hodges. La composizione dell’organico nel caso dell’orchestra di Ellington è ancora più importante, e in questi video vedremo perchè.

Duke Ellington New York | Le origini dell'orchestra del Duca nella Grande Mela (Parte Seconda)

Riprendiamo il discorso su Duke Ellington con l’ingresso di due elementi eccezionali nella sua orchestra, membri di ciò che proprio Ellington chiamò “The Foundation”, Barney Bigard nel 1927 e Johnny Hodges nel 1928. Questi portarono un’aura di sensibilità nell’orchestra e il contrasto che si creò diventò un loro punto di forza. La band di Ellington aveva un metodo compositivo di tipo collaborativo. Inoltre il grande ingrediente segreto di questa orchestra era che Duke non scriveva per gli strumenti, ma per i musicisti, per il loro timbri e il loro carattere. Nei suoi brani troviamo forme di blues, progressioni armoniche di vecchie canzoni, e anche vere e proprie melodie di canzoni altrui, non come atto di plagio, ma come metodo compositivo. All’interno di questa puntata troverete una citazione da un libro di David Schiff “The Ellington Century”, compositore, direttore d’orchestra e docente all’università dell’Oregon, che mette a confronto due giganti del novecento come Duke Ellington e Igor Strawinsky. Nel repertorio di Ellington l’aspetto descrittivo della musica ha avuto sempre grande importanza, questo probabilmente per l’utilizzo che ne aveva fatto nei floor shows all’inizio e per come poi l’avventura della sua orchestra si era evoluta. Come ad esempio l’ispirazione di Bubber Miley per East Saint Louis Toodle -oo, del 1926. Ellington, complice la strategia promozionale messa in atto da Irving Mills, ma grazie anche tutto quello che riuscì a produrre non è visto come un arrangiatore o semplice direttore, ma come un compositore in senso europeo, un privilegio destinato davvero a pochi.